dal 21 al 23 e dal 27 al 29 dicembre

Heartbreak Hotel

appunti per un’installazione

testi e visioni collettivo snaporaz
con le voci di Cecilia Elda Campani, Vincenzo Giordano, Daniele Ornatelli, Andrea Panigatti, Alice Spisa
suono Fulvio Vanacore
realizzazione scene Mirco “Mizu” Avitabile

ORARIO SPETTACOLI

dal 21 al 23 e dal 27 al 29 dicembre
Sala #Teatroi dalle h. 15 alle h. 20

ingresso per uno spettatore alla volta ogni mezz’ora
prenotazion obbligatoria

DURATA durata variabile ca.20 min

BIGLIETTI

posto unico: 6 euro

L’Heartbreak Hotel è un albergo. Un Hotel unico in tutto il nostro Sistema Solare: è il ricovero privilegiato per chiunque sia alle prese con una sofferenza indicibile e abbia rinunciato a cercare consolazione nella caterva di centri benessere che ammorbano il pianeta.

Il dolore non va fuggito, va attraversato: questo semplice principio è la mission dell’Heartbreak. L’Heartbreak Hotel non offre soluzioni. Mette i propri ospiti di fronte alla domanda che non hanno mai avuto il coraggio di porsi. Rinunciare o accettare il dolore, lasciandosi modellare dai suoi slanci, fino a rinascere.

Heartbreak Hotel è un progetto multidisciplinare di snaporaz, collettivo nato dallʼincontro tra Gilda Deianira Ciao, Matteo Salimbeni e Fulvio Vanacore. L’Hotel è il contenitore di una serie di creazioni e la cornice narrativa di vari episodi, diversi per linguaggio e contenuto. Il progetto attualmente si compone di Heartbreak Hotel primo soggiorno, l’installazione Stanza 207 e Heartbreak Hotel room 304 (primo studio).

Con Heartbreak Hotel – appunti per un’installazione collettivo snaporaz riformula le storie che abitano l’albergo, ne accoglie di nuove. Il visitatore contempla la stanza in poltrona e questa gli mostra i suoi segreti: la lettera di un avventore dimenticata in un cassetto, un diario, album di fotografie, sceneggiature inedite. Il telefono squilla: la voce di uno sconosciuto confida inconfessabili fantasie, dalla stanza accanto proviene l’eco di un litigio, un giradischi si anima… Un archivio di appunti e voci in cui brandelli di vite si lasciano esplorare dal visitatore in un rapporto intimo e sensoriale.

Mi è piaciuto, nella costruzione della vicenda, un certo loro modo diretto di entrare in argomento, un certo uso informale dello spazio, uno stanzone vuoto col pubblico seduto ai lati e tanti anonimi oggetti sparsi sul pavimento di legno, usati finché servono e poi rapidamente messi da parte. Mi è piaciuta soprattutto la sintassi nervosa, frammentata con cui viene ricostruito questo tracciato emblematico, una serie di brevi flash che si incastrano l’uno nell’altro per evocare non tanto l’infelicità in sé, quanto il sottile smarrimento di due individui che non  riescono a essere infelici nello stesso momento.
RENATO PALAZZI – Delteatro.it
su Heartbreak Hotel primo soggiorno